Cassandra Crossing/ Ancora Chaos

(233)  — Chaos Communication Camp, edizione 2011. Tra tende e missili, battaglie campali e campeggianti famelici, si parla di hacking con…


Cassandra Crossing/ Ancora Chaos

(233) — Chaos Communication Camp, edizione 2011. Tra tende e missili, battaglie campali e campeggianti famelici, si parla di hacking con uno sguardo rivolto verso i cieli.

19 agosto 2011 — Il giovane Jedi fa lampeggiare le luci di atterraggio: non lo avevo visto perché si era avvicinato silenziosamente con gli alettoni in posizione di attacco. Un saluto in nome della Forza e via, ma con la propulsione convenzionale perché dobbiamo prelevare un altro Cavaliere nelle vicinanze. Poi con un sorriso attiva l’iperguida e si parte per davvero.

Quest’anno Obi-Wan non ha potuto tornare sul pianeta Chaos perché trattenuto dalla sua Leia, ma ha provveduto, dietro richiesta, a fornire previsioni meteorologiche professionali: quelle di una settimana fa erano pessime ma avevano un vantaggio, erano assai migliori di quelle aggiornate che mi ha mandato ieri sera. In pratica qualunque brutto tempo è possibile, tranne la neve. Non so se vi ho detto che il Chaos Communication Camp è un campeggio…

Le stelle filano veloci dai finestrini del caccia stellare mentre l’imperturbabile pilota Jedi sopporta quattordici ore di guida, interrotte soltanto per i rifornimenti di spezia e di cristalli di dilitio.

L’oscuro fascino della ripetizione

Pensieri strani e cupi si presentano alla mente: è pur vero che, come dice V, “…tutti subiamo il fascino della ripetizione, la sicurezza del conosciuto” ma questa volta non funziona così.

La sorpresa e lo stupore della prima volta si sono mutate in attese ed aspettative per la seconda e se queste andassero deluse ed appannassero anche i ricordi precedenti? Che fosse meglio restare su Dagobah rivivendo piacevoli ed un po’ nostalgici ricordi?

Big embassy, small embassy, smart embassy

Son contento di aver insistito col Reuccio Azzurro perché raddoppiassimo la dimensione dell’Ambasciata, le previsioni del tempo sono pessime e 90 metri quadri, tra party e possibili inondazioni come quella del 2007, non andranno certo sprecati. Poi, e non è un luogo comune, l’ingegno italiano troverà certo il modo di farne un polo di attrazione, e quest’anno non solo per il party finale. Del resto si tratta di partecipare in forze ad una manifestazione ormai enorme come questa ripresa dall’alto può confermare.

L’attrezzatura è buona: grazie al Joker abbiamo delle bellissime e coloratissime magliette, ed il tricolore che sventola (anche se rasoterra in attesa che il vento cali e ne permetta una migliore esposizione) fornisce sia un’identità che la continuità con il 2007. Manca un po’ la parte di comunicazione, non abbiamo cartelli che parlino dei progetti dei componenti l’Ambasciata, che sono veramente di livello internazionale. Quattro anni paiono aver fatto un gran bene a molti, anche ad alcuni che hanno distolto un po’ di tempo dalla loro azienda per dedicarlo nuovamente a tutti.

Keynote

Una nota alta e forte apre le danze al Chaos Communication Camp, il keynote speech, che inizia nel più classico dei modi con il sindaco di Finowfurt che mette in croce quattro parole in inglese, esplode letteralmente con la presentazione del programma spaziale hacker dei prossimi 23 anni, che coglie molti di sorpresa anche se nel programma erano previsti almeno una dozzina di speech su questo tema.Applausi, ripetute ovation, ed un particolare tanto commovente da passare per costruito (e non lo era): quando lo speaker annuncia l’invio di un hacker sulla Luna per il 2034, un bimbo di nemmeno due anni arriva correndo e traballando lungo il corridoio, come se dicesse “Io, ci vado io!”.

L’Incredibile Badge

Il Camp deve stupire, e quest’anno per me e molti altri la prima sorpresa è stata che oltre al braccialetto crimpato al polso il biglietto dava diritto ad un badge. “Che c’è di strano — direte voi — in tutti i convegni danno un badge”. Beh sì, in effetti è vero, ma solo al Camp il badge è un microcontrollore a forma di astronave con display grafico illuminato, chiamato per questa sua caratteristica R0ket.

I curiosi trovano qui la descrizione fisica, elettronica, il manuale, l’ambiente di sviluppo ed il software. Dopo tutto in questo gioiellino con bootloader, chip crypto-programmabile e bus seriale di espansione si può già giocare a Space Invaders, chissà cosa riusciranno a combinare 3000 hacker in 5 giorni con 3000 di questi cosi. Ah, mi ero dimenticato di dire che il r0ket implementa una rete mesh P2P in banda WiFi, comunicando messaggi a tutti gli altri badge ma solo se firmati con le chiavi crittografiche.

Immediatamente lo sport del Camp è diventato la caccia alle chiavi crittografiche. C’è chi ha modificato un r0ket per farlo sembrare guasto, ed ha chiesto poi aiuto ai progettisti sperando di sniffare così la chiave… ma il tizio dopo un po’ se l’è data. Sono pesi massimi dell’hacking a confronto.

La gente non ha capito (ed è meglio così)

Poesia pura in sintesi vocale dagli altoparlanti dell’Ambasciata. Mi meraviglia un po’ che nessuno ci faccia caso, dopotutto qui è pieno di credenti ed atei di ogni tipo, forma e dimensione. Possibile che nessuno si scandalizzi? Nemmeno Benigni nella famosa scena di “Berlinguer, ti voglio bene”, quella del bestemmione di 5 minuti senza mai prendere fiato, raggiunse questi livelli di perfezione tecnica.

Artusi, dove sei?

Il grande Artusi del 2007 non è potuto essere con noi quest’anno, ma per fortuna il Camp ispira i sentimenti più alti e tira fuori la parte migliore di tutti (beh, quasi tutti…): la brigata cuochi dell’Hacker Society, dopo un inizio incerto sta cominciando a macinare successi con cronometrica regolarità. Il risotto salsiccia e bonarda di oggi ha portato una ventata di poesia in un camping peraltro già piuttosto ventoso. Persino la versione “censurata” per vegetariani aveva qualcosa di buono da dire.

Bianconiglio oltre lo Specchio?

Finalmente al secondo giorno l’ambasciatore arriva: dovrebbe rimpiazzare il sostituto ambasciatore in tunica che era solamente un’imitazione. Ma c’è qualcosa di diverso, è come se l’Ambasciata quest’anno vivesse di vita propria, senza un titolare vero o proprio. Probabilmente è meglio così, saremo tutti ambasciatori.

Cielo di Ferro al CCC

Oggi mi sono dedicato alla visita agli hangar, perché in 4 anni aerei, elicotteri e parti di essi sembrano cambiati ed essere diventati assai di più. Improvvisamente un incubo si avventa verso di me: dallo spazio sono arrivati i nazisti e mi stanno per cannoneggiare. Poi metto a fuoco la cosa, e vedo che il grande disco volante con i cannoni è visibilmente un fake molto ben fatto, che sotto la finta lamiera chiodata rivela qua e là del normale polistirolo. Forse i produttori di Iron Sky erano qui nel 2007 ed hanno lasciato questo ricordo, o forse a questo oggetto si sono ispirati?

Prendere il rasoio dalla parte sbagliata

Coltan (una miscela formata da columbite e tantalite) e globalizzazione: che gli iCosi siano prodotti anche utilizzando una materia prima strategica estratta da minatori sfruttati per alcuni sembra essere il principale problema. Purtroppo anche il semplice rame è spesso estratto grazie allo sfruttamento, e forse qui sarebbe meglio discutere dei problemi che questi oggetti, come del resto quasi tutti gli smartphone, causano ai loro possessori (o posseduti?). Altrimenti si corre il rischio di afferrare il problema dalla parte sbagliata e di tagliarsi. Anzi, poiché qui molti imparano ad usare i saldatori per la prima volta, meglio citare quello che c’era scritto su una divertente maglietta “Se senti odore di pollo, lo stai tenendo dalla parte sbagliata”.

Missili al Camp

No, no si tratta delle pur rispettabili batterie di missili terra aria che fanno mostra di sé accanto alla statua di Lenin, che sono dei fake “veri” probabilmente d’epoca, ma di tutt’altra cosa.

Parafrasando la situazione del romanzo poco noto di Jules Verne “I 500 milioni della Begum” la situazione creatasi potrebbe essere intitolata “France-Ville vs. Nutellastadt” (i cattivi però stavolta sono i primi).

Il caso, infatti, o forse una discreta dose di sadismo vendicativo da parte degli organizzatori, ha fatto allocare il tendone dell’Ambasciata Italiana all’estrema periferia del campo, in zona oltretutto a rischio inondazione. Il tocco finale è stato porre esattamente di fronte l’ambasciata francese, più piccola e sgrausa di quella italiana ma armata di un potente altoparlante a tromba puntato su di noi. Con quest’arma hanno tentato di farci pagare i livelli sonori raggiunti durante il primo party dell’Ambasciata Italiana, svolto all’insegna della musica techno e concluso in crescendo verso le cinque e mezzo della mattina. Ma fosse solo questo! All’attacco propagandistico è seguito un attacco missilistico in piena regola.

Armati di curiosi missili-fionda di spugna lunghi una ventina di centimetri, un plotone di mangiarane ha attaccato proditoriamente la nostra Ambasciata.La reazione è stata pronta, intensa e partecipata, ed il duello è durato quasi un’ora, con grande divertimento dei passanti.

Lo strano caso della lettera “F” rubata

Non Poe e neppure Conan Doyle hanno raccontato la storia del tasto rubato: il narratore è invece un amico, Settembre-san, che stava tranquillamente lavorando col suo portatile. Un artistico buco quasi al centro della tastiera, in corrispondenza della lettera F, lo obbligava di tanto in tanto a strani copia&incolla.Richiesto del perché, mi ha raccontato di una dolce gattina che aveva iniziato a passeggiargli sulla tastiera. Preoccupato di quello che essa avrebbe potuto scrivergli in mezzo al codice si è affrettato a spostarla, gentilmente ma con decisione.I gatti, si sa, sono bastian contrari e spesso non amano essere spostati: è stato così che la povera “F” è rimasta attaccata agli artigli di una delle zampette della dolce ma graffiante bestiola.

Più grande e più vuoto

Quest’anno al Camp ci sono molte più persone rispetto al 2007, ma il Camp è anche molto più grande, e per questo si vedono pochi a spasso per le piste di rullaggio. Ma basta questo a spiegarlo? Probabilmente no, il motivo deve essere principalmente che nei tendoni ci sono un sacco di occasioni di socializzare e bere una birra insieme, scambiandosi informazioni che solo qui si possono trovare e frequentando interessati workshop auto organizzati. Ah, che bello, molto più degli avvinazzati che vagavano a tutte le ore.

Vuoi essere un angelo?

Gli “Angeli” sono i volontari che si occupano di tutti gli aspetti della logistica del Camp, montarlo, tirare cablaggi e reti elettriche, mandare avanti tutta l’infrastruttura, dai telefoni ai (pochi) gabinetti. Forse per il maggior numero di biglietti venduti quest’anno gli organizzatori si sono trovati con troppa gente e pochi Angeli, ed hanno fatto annunci continui per reclutare nuovi Angeli: in questo modo l’organizzazione si è un po’ ripresa, e per chi si è offerto è stata anche l’occasione per fare due chiacchiere con calma con la gente di qui, specialmente con gli addetti alla sorveglianza ed agli ingressi, che per il ruolo che ricoprivano avevano una inquietante tendenza a comportarsi come Kapò.

Aqua Village 2.0

Con i giovani Jedi abbiamo montato la tenda come meglio non si poteva: posizione buona a fianco dell’Ambasciata e controventature rinforzate, visto che il vento ci aveva già spaccato un palo durante il montaggio. La seconda notte è stata tosta, e non solo per pioggia e vento: tra la mia testa e le casse acustiche da 200 watt dell’Ambasciata c’è meno di un metro. Campeggiare con le casse infilate nelle orecchie non è il massimo, ed il vento e l’acqua battente mettono un po’ apprensione, anche se l’ingegneria della tenda è sorretta dalla Forza.

Dead just before arrival

Lancillotto e Ginevra non arrivano, e visto che ci eravamo giurati la reciproca partecipazione al Camp e che sono effettivamente partiti col loro camper partenopeo la situazione è preoccupante. Finalmente il secondo giorno giunge una notizia, buona ma non troppo: per fortuna stanno arrivando ma il loro fidato cavallo d’acciaio dopo tanta strada ha deciso di morire ad una manciata di chilometri da Finowfurt, lasciandoli non solo a piedi ma con il problema di smaltire la carcassa. Un annuncio alla radio del Camp la offre in vendita al migliore offerente, e per fortuna di avanza un indigeno con la passione delle riparazioni disperate. L’affare si concluderà?

Upgrade to Camp 2.0

Ebbene si, il terzo giorno ho ceduto, ma non da solo bensì insieme ad altri 3 Camp-eggiatori, sia d’annata che giovani. Non sono stati il freddo od il vento i principali motivi, quanto lo stato dei bagni del Camp, sottodimensionati rispetto all’aumentato numero di villeggianti. Incredibilmente nelle vicinanze dell’aeroporto c’erano ancora alberghi 3 stelle liberi, al modico prezzo di 46 euro per camera doppia, doccia e gabinetto a gogò. Così ora con questo upgrade ho sia l’albergo fuori che la casa vacanze dentro il Camp. Che lusso!

Openleaks ed il bidone
I leak sono stati uno dei temi caldi di questo Camp: il Reuccio Azzurro saltella da un meeting informale all’altro, ed io cerco di seguirlo ma sistematicamente resto un passo indietro. Al party di Openleaks ho espressamente richiesto di andarci insieme. Io ci arrivo ma lui non si vede e mi perito ad entrare da solo, quindi lo cerco al telefono. Niente, non risponde, ma alla fine un ultimo tentativo di localizzazione ha successo. È in Ambasciata, addormentato a livello comatoso con il suo stile personale, cioè disteso a pelle di leone su un tavolo. Settembre-san mi ha nel frattempo raggiunto, e ce la caveremo bene lo stesso.

Mobile security
Mio dio, la roba vecchia anche qui. L’objective-C, dal NExT la fa ancora da padrone negli iCosi. Da non credere, ormai è longevo come Unix. Ma anche le app dei market più famosi sono piene di storia. Si tratta però dei soliti scivoloni di programmazione, dei directory transversal, buffer overflow, input injection, nooo… 
Possibile che i programmatori continuino a scrivere software più bacato di un cesto di ciliege dell’anno scorso?

SIM nightmare
Non solo il tuo cellulare, ma anche la tua SIM ti spia. Un interessantissimo ed angoscioso seminario sul funzionamento delle SIM mi rivela che esse contengono software caricato direttamente dai gestori telefonici ed aggiornato automaticamente senza l’intervento del proprietario. Il telefono deve eseguire un polling periodico della SIM ed eseguire il software ed i comandi. Un’interessante funzione prevede anche che queste operazioni possano essere fatte senza che niente venga mostrato sul display… fantastico.
Gli hacker reagiscono, ed in giro per il Camp si trova una scheda che può essere interposta tra SIM e telefono realizzando un vero e proprio Man In The Middle. Qui il possesso di attrezzi come questi, ed anche dei kit per il lockpicking (altrimenti detti “grimaldelli”) è legale, ed in Italia mica tanto. Così siamo più sicuri. Sicuro?
Chi avesse dubbi può vedere questo speech (ed anche tutti gli altri) scaricandolo da questo link

Biohacking
Anche se lo scopo può essere realmente un hack, come produrre yogurt luminescente tramite manipolazioni genetiche, il racconto delle attività dei gruppi di biohacking mi riempie di stupore. Pur muovendosi in un mondo dove brevetti e segretezza sono la regola, ed avendo bisogno delle costose attrezzature di laboratori ed università, la voglia ed il livello di condivisione di queste persone sono ai massimi livelli…

Elegia per Len
Addio Rabbi, cosa meglio che dedicarti un software? Settembre-san ha scritto un robo Javascript per steganografare segreti in fotografie, facendo tutto dentro una pagina web, e glielo ha dedicato. Lo annunceremo stasera durante la cerimonia.

SIM for sale
puntata al supermercato per comprare una SIM locale per gli esperimenti, mi sento quasi un phreaker. Chissà se importarla ed utilizzarla in Italia potrebbe essere in “zona grigia”? 
Il supermercato è bello grande, e decidiamo di farci un piccolo giro, tanto le SIM le vendono anche alle casse. Passando distrattamente accanto allo scaffale degli slip da donna noto una cosa rimarchevole. No, non si tratta di una modella particolarmente attraente, semplicemente che proprio accanto alll’espositore degli slip ci sono delle SIM in offerta speciale (forse per signore?) a 9,95 euro con 10 euro di traffico. Vista e presa. La ficco nel mio cellulare e cosi mi frego la privacy associandola subito con il mio IMEI. Ma la cosa non è cosi facile: la SIM va registrata come nel Belpaese associandola ad una persona, lo si può fare anche via web, e la persona deve possedere un indirizzo postale tedesco verificato. Plus ça change…

L’incredibile Badge II
Mi sono deciso, e parteciperò al workshop per costruire m0dul, cioè schede di espansione per il r0ket.
Nella confusione più totale del tendone dell’HXX riesco finalmente a localizzare la docente ed a rivolgergli qualche richiesta di chiarimento. Per tutta risposta lei mi indica un paio di divani, dove poi raduna altri partecipanti. Inizia consegnandoci un mozzicone di lapis, un foglio quadrettato con le piedinature, e ci dice “Adesso disegnate quello che volete costruire”.
Faccio fatica a convincere la confusionarissima docente che non ho idea di cosa stia parlando, e che dovrebbe fare qualche esempio. 
Niente, non riesce proprio a capire perché una persona che discute di bus seriali e di controller non abbia idea di come saldare a mano un chip SMT con più piedini di un formicaio, e della stessa dimensione di zampe di formica. 
Meno male che un ingegnere elettrotecnico, quasi un collega di primitività, riesce a sintonizzarsi sulla mia lunghezza d’onda, ed oltre a raccontarci un pezzo della nostra vita risponde ad un numero sufficiente di domande per farmi capire cosa forse, prima o poi, dovrò fare per aggiungere uno stadio al mio r0ket. Infatti devo scappare perché…

Parla il guru della sicurezza
Dan Kaminsky non è persona le cui parole possano essere ignorate, specie quando pare che annunci novità interessanti. Arrivo con dieci minuti di anticipo, correndo sotto la pioggia con il portatile stretto al petto ed infilato sotto la K-way.
Non so in quale shelter sia il talk, ma lo capisco subito: è quello con la gente che si affolla riempiendolo come un uovo, alcuni addirittura restano fuori sotto la pioggia pur di afferrare una parola ed intravvedere qualche slide. Tento di resistere anche io, ma dopo 5 minuti mi rendo conto che ci sono altre 1000 cose da fare qui piuttosto che prendersi un raffreddore, così rientro all’Ambasciata giusto in tempo per sapere del gemellaggio serale.

Un cavaliere in cucina
Pare che sia in atto specie di scambio tra l’Ambasciata Italiana ed il Milliways, il villaggio-Ristorante alla Fine dell’Universo. Nell’antro gastronomico dei tedeschi, dove prendono normalmente forma pallide pizze di produzione nordica, ser Lancillotto, assistito dalla sua dama e da altri volonterosi assistenti dell’Ambasciata, esprime i suoi geni napoletani per creare un centinaio di porzioni di penne al lardo. 
Concentratissimo, con gesti potenti e sciamanici, ipnotizza un enorme calderone in cui decine di chili di ingredienti prendono colore e profumo. Gli assistenti sono pronti ad intervenire ad ogni suo aggrottar di sopracciglia per porgergli questo e quello, e lui ne coordina gli sforzi come un direttore d’orchestra. 
Causa temporale un folto gruppo di abitanti dell’Ambasciata ha sradicato l’enorme gazebo e lo sta usando come veicolo di trasferimento tra i due villaggi.
Successo stratosferico: la fila poliglotta di nordici con la scodella in mano si snoda attraverso la pista di rullaggio e pare non finire mai, anzi diventare sempre più lunga. Il livello di penne nel calderone scende però in maniera allarmante e la folla in fila rumoreggia. Ma niente paura: un bis di ser Lancillotto improvvisa qualche chilo in più di penne con veloci correzioni di pomodoro e parmigiano.

Terra di conquista
Il rientro all’Ambasciata si trasforma in un’invasione in piena regola: un benedicente vice-Artusi devia il percorso del Gazebo Errante, forse ispirato da Hayao Miyazaki, e dichiara l’invasione del territorio dell’ambasciata francese, rivendicandone una parte e trasformandola da territorio irredento a suolo patrio. Ma stranamente non ci sono momenti di tensione. Dopo aver prima rapito e poi cacciato dalla nuova provincia alcuni indigeni, la spedizione ha termine ed il Gazebo Errante torna a posare le sue gambe all’ingresso dell’Ambasciata.

Hardware uber alles 
Anche quest’anno software e Rete sono presenti in forze al Camp.
Non so se è un punto di vista soggettivo ma quest’anno l’hardware pare farla da padrone. 
Il software puro dedicato alla Rete non è più di moda, e l’hardware lo rimpiazza alla grande. In moltissimi dei cento villaggi del Camp iniziative di hacking hardware rendono il saldatore uno strumento più comune dei portatili. Tende più grandi di quella dell’Ambasciata sono piene di inni al componente elettronico. Led multicolori con microprocessore incorporato lampeggiano da soli, obelischi con hardware ad offerta aspettano una monetina per dare in cambio il materiale per autocostruirsi un lampeggiatore artistico. 
Stampanti tridimensionali fanno capolino qua e là: un orologio ad ombre colorate proiettate da un cilindro di LED multicolori, dopo una prima distratta occhiata, mi blocca rivelandosi di un’eleganza celestiale. Ma è esaurito, ovviamente. Mi consolo sfruttando un kit di libretti e timbri per costruirmi il mio personale passaporto diplomatico hacker.

Ciao Len
Il gazebo di TelecomX è appena illuminato da quattro file di candele, mentre Meredith fa partire una musica di sottofondo. Due foto incorniciate di Len sono al centro, su un tavolo. Meredith fa un passo avanti e posa di fronte a loro una Red Bull.
Un signore commosso legge un estratto dell’ultima ricerca incompiuta di Len sulla linguistica applicata alla sicurezza.
Le persone sono in circolo lungo le pareti, ed alcuni si fanno avanti e raccontano cosa rappresentava Rabbi per loro. Ci provo anche io. Prossimamente potreste trovare in giro un software di steganografia “Rabbistego” a lui dedicato da Settembre-san. È tempo di un brindisi con bourbon americano, un tocco di funerale vichingo che per me è come una cannonata. Ce ne andiamo piano piano, per non disturbare chi è più addolorato.

Party all’Ambasciata
Gli ormai famigerati smanettoni italiani potevano smentirsi? Per il party dell’Ambasciata anche quest’anno è partito lo spamming telefonico a tutti i telefoni DECT registrati sulla rete del Camp. Ah, non sapevate che al Camp potete portarvi il telefonino senza fili di casa ed avere un numero telefonico in piena regola raggiungibile anche dall’esterno?
Bene, approfittando del fatto che quest’anno si poteva avere anche un numero telefonico GSM, lo spamming è stato fatto anche via SMS. Insomma, nel pomeriggio tutti i telefoni del campo, quasi 2000, hanno ricevuto un invito da una voce registrata o per mezzo di un SMS, a partecipare al party dell’Ambasciata Italiana con inizio alle ore 23.
L’ambasciatore Bianconiglio, probabilmente e giustamente distratto dalla sua Nemesi, preferisce non inaugurare il party, lasciando a Qualcuno l’onorevole compito di annunciarlo in perfetto orario… sono le 23:00 e l’alba è ancora lontana. Il successo è indubbio. In un Camp affollato di tende ma apparentemente scarso di gente, la concentrazione attorno all’Ambasciata è impressionante: almeno un centinaio di persone stazionano in permanenza, cosa che probabilmente causa anche altrettanto impressionanti consumi alcoolici. La Regina Rossa come d’abitudine vagola qua e la con la sua attrezzatura fotografica in cerca di volti da immortalare. Quest’anno utilizza anche una enorme aureola di lampade fluorescenti, da cui inquadra i volti dei malcapitati. È proprio vero che per i ritratti bisogna lasciarla stare. 
Il giovane Jedi offre il suo Ala-X per la trasferta in hotel prima dell’alba: meglio accettare, il Camp è ancora lungo e si vive anche di un po’ di sonno.

Satelliti in giardino
Devo dire che il keynote sugli hacker nello spazio mi entusiasmato ma i seminari successivi sullo spazio, una dozzina su 60 che ci sono stati complessivamente al Camp, vertevano su interessanti questioni tecniche di ingegneria aerospaziale ma non erano hacking propriamente detto. 
Forse erano destinati ad educare i futuri hacker aerospaziali. 
Quello sui radioamatori che fanno rimbalzare una comunicazione radio TTY sulla Luna per trasmetterla da Berlino a Parigi mi ha invece entusiasmato, non solo perché facevano viaggiare la comunicazione per 700.000 chilometri invece di 1000, ma sopratutto perché avevano dovuto risolvere problemi retrò in modo ancora migliore che in passato. Decodificare un segnale 27dB sotto il livello del rumore di fondo è un problema da far tremare le gambe. 
Ma il bello era che tutta l’attrezzatura usata stava montata subito fuori lo shelter: sembrava proprio una creazione hacker, e la notte, a Luna disponibile, funzionava davvero. 
D’altra parte l’argomento “missili” tira decisamente: ho visto un tizio qualsiasi alla testa di un il codazzo di gente che lo seguiva perché andava a lanciare un missilino di venti centimetri da una rampettina auto costruita.

L’Ambasciata punita
Dopo i seminari pomeridiani ci ritroviamo in un gruppetto di vecchie conoscenze, e ce ne andiamo nell’area mangereccia quest’anno attrezzatissima e con almeno una dozzina di opportunità diverse di mangiare o bere. L’idea migliore è stata quella di costruire alcuni gazebo attrezzati con divani, poltrone ed anche file di poltroncine da cinema.
A notte ormai fatta mi ricordo di aver lasciato il cellulare all’Ambasciata e corro a riprenderlo. Avvicinandosi mi rendo conto di un problema: non la vedo più, l’Ambasciata pare scomparsa. Un esame più attento rivela che per fortuna non è sparita, ma semplicemente al buio. 
Non si tratta però di un guasto elettrico, ma di una condanna vera e propria: gli Angeli sono venuti e ci hanno detto che la luce sarebbe rimasta staccata un’ora per punirci, e sarebbe stata poi riattaccata solo dopo la consegna nel paradiso degli Angeli di una imprecisata quantità di beveraggi.
Ma puniti per cosa? Beh, pare che qualche buontempone abbia ripetuto lo spam della sera prima, annunciando però un inesistente party offerto dai dirimpettai dell’ambasciata francese. Questi ultimi se la sono presa a male ed hanno protestato con gli Angeli. 
Niente paura però, nel frattempo la luce torna perché un provvidenziale manipolo di duri ha prelevato la prolunga della nostra tenda e con un provvidenziale kit di attrezzi per il lockpicking (grimaldelli non si può dire) ha aperto il lucchetto del quadro elettrico dei nostri vicini e ci ha collegato l’intera Ambasciata. Ma ci voleva tanto?

Il giorno degli abbracci
L’ultimo giorno del Camp termina alle 4 del pomeriggio ed è poco denso, quindi la maggior parte delle persone comincia a smontare le tende, caricare le macchine e partire. Ci sono da organizzare gli itinerari per le persone che viaggiano con i mezzi pubblici o che, come ser Lancillotto e la sua Ginevra, abbiano avuto imprevisti di viaggio. I giovani Jedi preferiscono partire subito, quindi smontiamo la tenda e ci cacciamo nel solito gorgo di saluti ed abbracci che porta via la canonica oretta abbondante. 
Poi via per il rientro. Non c’è tristezza questa volta, anzi una dolce soddisfazione di riportare nuovamente a casa qualcosa di più e di diverso, cose nuove e cose inattese. C’è la tranquillità dell’aver salutato degnamente chi non c’è più.

Ora si tratta di applicare tutto questo alla nostra etica ed alle cose di tutti i giorni.

È la parte più difficile.


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By Marco A. L. Calamari on March 17, 2023.

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