Cassandra Crossing/ L’uomo come sciame

(232) — La rete un solo organismo? Non è che il titolo di una lettura da spiaggia. La rete consente ai nani di inerpicarsi sulle spalle di…


Cassandra Crossing/ L’uomo come sciame

(232) — La Rete un solo organismo? Non è che il titolo di una lettura da spiaggia. La Rete consente ai nani di inerpicarsi sulle spalle di una folla di giganti e di vedere ancor più lontano.

12 agosto 2011 — Senza dubbio è stato un caso estivo ed acuto di carenza cartastampatacea che ha spinto la mano di Cassandra, in speranzosa visita all’edicola balneare, a tendersi improvvisamente verso una promettente rivista patinata.

Il titolo di copertina evocava il concetto di sciame umano dovuto alle Rete, interessante abbastanza da giustificare un acquisto di impulso. Poi però gli occhi si sono avvicinati abbastanza da leggere il titolo, che parlava di un super-individuo, ed il gesto possessivo, pur continuando, si è visibilmente rallentato.

Ma è stata la lettura dei sottotitoli che lo ha letteralmente spezzato, visto che parlavano di controllo dei potenti e di rivoluzioni in Africa.

Delusa, la mano di Cassandra si è diretta verso la tasca del costume, da cui ha estratto gli usuali spiccioli per l’usuale paio di usuali quotidiani.

Qualche neurone anziano ed in vacanza ha però cominciato a scaricare, prima timidamente poi, incoraggiato dalle pigre sinapsi di quelli adiacenti, con più decisione. E cosi via il tracciato di queste scariche si è tradotto quasi da solo in caratteri su un LCD, ed eccolo qui.

Prima però una NdA, nota dell’autore, a scanso di equivoci: quanto segue non rappresenta, come qualcuno potrebbe equivocare, una critica ad un articolo non letto, cosa comunissima tra i critici professionisti ma assolutamente aliena a Cassandra, ma semplicemente una descrizione delle sue reazioni al solo titolo, che in quanto tale dovrebbe descrivere il tema dell’articolo stesso.

Se poi il contenuto fosse infarcito di perle di saggezza, questo per Cassandra è rimasto completamente inesplorato proprio a causa del titolo stesso.

La descrizione della Rete e dei suoi sempre più fitti e confusi abitanti sembra essere diventata uno sport nazionale: supplementi di quotidiani, riviste patinate, salotti televisivi ne echeggiano continuativamente, come i discorsi pseudo intellettuali ad un party all’americana.

E certo il concetto per niente nuovo di uomo come sciame, cioè di comportamento collettivo, si applica, perché no, alla vita in Rete: se lo si riconosce e lo si studia in una semplice folla ad una manifestazione perché non dovrebbe essere un punto di vista applicabile ai comportamenti dei navigatori nel cyberspazio?

Ma la frenesia di dire qualcosa di diverso porta alla ricerca di affermazioni sempre più ardite e colorite ed in quanto slegate dalla realtà sempre più arbitrarie e pericolose.

Se questo può portare problemi agli astrofisici ed ai fisici nucleari, che pur con intenti molto più puri si sono da decenni persi in un mare di teorie tutte apparentemente funzionanti, figuriamoci cosa può succedere quando affermazioni totalmente arbitrarie perché non frutto di studio, e quindi slegate dalla realtà, diventano il mezzo usato per descrivere la Rete agli analfabeti digitali che, non dimentichiamo, superano ancora di molto i nativi e gli immigrati digitali.

Descrivere il popolo della Rete come un individuo collettivo è come attribuire all’atto di aprire un ombrello il fatto che cominci a piovere.

Certo, la Rete nel suo complesso può avere effetti grandi ed apparentemente monolitici e razionali, tali da sembrare quasi frutto di una volontà collettiva.

Il contributo della Rete alle supposte rivoluzioni del Nordafrica è però evidentemente marginale: solo un uso della Rete come piccolo ma vitale canale di comunicazione e come amplificatore di memi. Nessuna manifestazione di intelligenza o di volontà collettiva di un super-individuo quindi, ma semmai astuzia di un piccolo numero di individui determinati ad ottenere uno scopo.

Diverso è il caso dei leak che effettivamente sono stati una novità anche per i potenti della Terra, che sono appunto potenti ma non necessariamente preveggenti ed onniscienti.

Se da una parte è evidente che il potere amplificativo della Rete ha trasformato normali spiate e fughe di notizie in eventi mondiali di cronaca e politica, è anche vero che si è trattato di un’azione poco più che individuale del povero Julian Assange, di un paio di suoi precursori e di un gruppetto di emuli, prontamente stroncato nella maggior parte dei casi tra il silenzio colpevole di tanti.

Di nuovo, nessun comportamento collettivo, solo selezione naturale ed amplificazione di comportamenti altamente individuali tanto da essere considerati all’inizio eretici.

Cosa dire quindi della considerazione di qualsiasi aspetto della Rete come super-individuo? Semplicemente che è, a voler essere generosi all’estremo, un grave errore, come scambiare il potente eco di una grotta per la risposta ad una richiesta di soccorso.

L’individuo è il centro della Rete. L’individuo eretico e marginalizzato è il protagonista principale della Rete e l’unico di cui si dovrebbe trattare in articoli non dico scientifici ma anche solo di approfondimento.

E visto che invece tutti gli articoli che dovrebbero informare gli analfabeti digitali (ed i semi-analfabeti digitali foltissimi nelle comunità sociali) parlano invece di notizie sensazionalistiche oppure inventate, è utile e necessario ripetere il solito mantra, per cui gli habitué di Cassandra mi scuseranno.

Siamo tutti nani sulle spalle di giganti, nani la cui mente ha potuto nutrirsi del lavoro altrui prima di produrre (se mai lo ha fatto o lo farà) qualcosa di più, qualcosa di originale da restituire alla comunità.

La Rete ha enormemente amplificato questo meccanismo della normale vita culturale ed intellettuale, ma non lo ha cambiato: ha permesso di salire sulle spalle di una pila di giganti, ha permesso di farlo funzionare ad una potenza infinitamente superiore, per esempio ha permesso ad un solo, scontroso e ora vecchio capellone di battere per anni le multinazionali del software.

Il vero contributo nuovo, importante e (è il caso proprio di dirlo) rivoluzionario che la Rete ha portato al mondo è quello della circolazione delle idee senza limiti e confini, senza vincoli politici o economici, di censo o di censura.

Questo è stato il motivo del suo successo e del suo crescere da trastullo di un pugno di scienziati a risorsa “naturale” e quasi onnipresente. Partendo da questo possiamo regalare un suggerimento per i prossimi giornalisti che dovranno riempire la loro pagina.

Parlate di questo.

Parlate del perché tanti “nuovi attori” della Rete vogliono sopprimere proprio gli aspetti di libertà che ne sono il motore propulsivo.

Parlate dei motivi che questi attori della Rete portano come dimostrazione delle loro buone intenzioni, bambini in pericolo, cittadini inermi, autori alla fame, comune senso del pudore.

Analizzate un minimo queste motivazioni e vedete se per caso non siano solo banali giustificazioni, se le motivazioni siano ben altre, più antiche e certamente per niente altruistiche.

Cercateci la sete di dominio, il guadagno oltre ogni limite, la bramosia di controllo e di mantenimento del potere.

Se non ce la fate a percepirli, allora meglio cambiare del tutto genere, provate a scrivere dell’ottima fantascienza, così non avrete bisogno di spacciarla per realtà.


Originally published at punto-informatico.it.


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By Marco A. L. Calamari on June 18, 2023.

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